Lo Yoga non Crea Dolore, lo Previene

Raggiungere e mantenere il benessere nel mondo frenetico di oggi è frutto di un equilibrio delicato e complesso tra mente, corpo e spirito. Cerchiamo rifugio in diverse attività, tra cui lo yoga, ma lo yoga non si limita a una serie di asana (posizioni); è un percorso trasformativo che, seppur possa sembrare intimidatorio all’inizio,  una volta che comprendiamo cosa aspettarci diventa gradualmente più accessibile e gratificante.

Nella ricerca dell’equilibrio del benessere, rischiamo di cadere nella trappola del: “Senza dolore, non c’è guadagno”, tuttavia è fondamentale distinguere tra sofferenza nociva e sfida, quella che stimola la crescita personale e fisica.

In questo articolo, esploreremo come il dolore e il disagio possono essere interpretati e gestiti durante la pratica dello yoga.

Comprendere il Dolore e il Discomfort: Ascoltare il Corpo

L’attività fisica non dovrebbe mai diventare fonte di sofferenza. Se benessere e dolore sembrano incompatibili, è essenziale riflettere su quale dei due stiamo effettivamente perseguendo.

Non è raro che mi venga chiesto:

“Sento dolore, posso fare yoga?”

“Ho sofferto male alla cervicale per alcuni giorni, dovrei continuare a fare yoga?”

La risposta è che si può certamente continuare a praticare yoga, ma è cruciale osservare attentamente le reazioni del proprio corpo durante la pratica.

Il corpo invia continuamente segnali che non sempre sono semplici da interpretare. Durante le posizioni yoga, si possono avvertire molteplici sensazioni, non tutte piacevoli. Tuttavia, non tutte le sensazioni spiacevoli devono essere evitate.

È il corpo o la mente a chiederci di uscire dalla posizionee?

Capire la differenza tra il corpo che ci spinge a uscire da una posizione e la mente che ci incita a farlo è fondamentale per trarre i massimi benefici dallo yoga.

Una nuova interpretazione dei segnali del corpo

Quando il corpo comunica la necessità di abbandonare una posizione, spesso troviamo difficile mantenere la concentrazione sul respiro o sul momento presente, poiché siamo distratti dal dolore o dalla fatica della posizione stessa.

Un modo efficace per riconoscerlo è osservare se desideriamo uscire dalla posizione con impazienza e interrogarci:

“Voglio uscire perché il dolore aumenta?”

“Non so se sarò in grado di resistere ancora per molto?”

Mantenere la posizione nonostante questo significa giudicarsi, non concedersi il tempo per migliorare, per cambiare. Impedendo un miglioramento graduale e sicuro.

Lo yoga non si basa sullo resistere, ma piuttosto sull’accogliere i nostri limiti; è l’opposto.

Quello che consiglio sempre di fare è partire da posizioni che sembrano estremamente semplici, a piccoli passi, provare ad approfondire la posizione.

Se il tuo obiettivo è il benessere, lo stesso discorso vale per ogni tipo di allenamento. Il percorso verso il benessere dovrebbe sempre iniziare con passi modesti, anche nel sollevamento pesi: inizia con 5 kg e progredisci solo quando senti che il corpo può gestire di più.

Siamo abituati a pensare che, vista la sua natura di attività fisica, si debba soffrire, mi viene in mente il detto: “Se bella vuoi apparire, un poco devi soffrire”: purtroppo, questo pensiero fa parte di noi e ci vuole del tempo per lasciarlo andare.

Sul tappetino, impariamo gradualmente a lasciar andare questa concezione, un processo che si estende anche alla vita di tutti i giorni.

Il Concetto di Tapas nel Yoga: Accettazione e Trasformazione

Quando comprendiamo che non è il corpo a comunicarci la sofferenza, dobbiamo chiederci se sia la mente a volersi distaccare. Non dovremmo fuggire dalle sensazioni spiacevoli, sono proprio quelle che ci permettono di evolvere.

Nella filosofia yoga esiste un concetto molto bello che è quello di Tapas:

“accettazione del dolore come purificazione”

”bruciare”

“creare calore”

Tutto ciò che brucia viene purificato, come l’oro: più lo bruci, più vengono eliminate le impurità. Per applicare questo concetto alle impurità della nostra mente, intese come pensieri intrusivi e preoccupazioni, dobbiamo abbandonarci al disagio, permettere che possa raggiungerci, anche se per natura siamo portati a ricercare il piacere.

Tapas significa anche autodisciplina.

Quando accadono cose che ci sfidano e sono dolorose sul piano fisico ed emotivo, Tapas ci consente di trasformare questo dolore in qualcosa di migliore e più positivo.

Tapas, un termine sanscrito che può essere tradotto come “calore” o “disciplina ardente”, è un concetto fondamentale nello yoga che invita all’accettazione del dolore come parte del processo di purificazione. Questo non significa soffrire in silenzio, ma piuttosto riconoscere e lavorare attraverso il discomfort fisico ed emotivo come mezzo per crescere e trasformarsi. Tapas ci incoraggia a mantenere la disciplina necessaria per superare le sfide, sia sul tappetino, sia nella vita quotidiana.

Perché temiamo la fatica

Uno dei motivi per i quali scappiamo dalla fatica e dalla sofferenza può essere perchè abbiamo timore di farci male, il che è totalmente legittimo, perché magari ci è successo in passato.

È importante, però, comprendere il motivo per cui ci facciamo male, così da evitarlo.

C’è differenza tra infortunio (come uno strappo muscolare o una frattura) e contrattura (torcicollo o mal di schiena).

A volte le contratture che non ci fanno alzare dal letto sembrano improvvise e causate da un movimento errato, ma, in realtà, derivano da un sovraccarico del corpo.

Quando assumiamo posizioni scorrette o eseguiamo movimenti errati, il nostro corpo ci comunica il suo disaccordo, ma spesso siamo distratti o concentrati su altro e non diamo ascolto ai segnali. La pratica dello yoga

Se, per esempio, dopo una lezione di yoga abbiamo male alla schiena, potremmo aver eseguito un movimento improvviso senza attenzione, ma, nella maggior parte dei casi, non è quel singolo movimento ad aver creato il problema, quel movimento ha portato alla luce un malessere preesistente.

Il corpo umano non è così fragile, resiste a eventi incredibile e i suoi adattamenti lo sono altrettanto. I dolori arrivano quando le posture o i movimenti non efficaci vengono protratti a lungo nel tempo.

Riflessioni Finali

Lo yoga non è solo una pratica fisica; è un viaggio di scoperta personale, che richiede impegno, pazienza e, soprattutto, un approccio personalizzato. Ascoltare il proprio corpo e adattare la pratica per rispondere alle sue esigenze uniche non solo garantisce una pratica più sicura e piacevole, ma apre anche la porta a un benessere più profondo e duraturo. Attraverso la disciplina del Tapas, possiamo imparare a trasformare le sfide in opportunità, portando le lezioni apprese sul tappetino nella nostra vita quotidiana.